28) Se la morte è l’unica riabilitazione
L’immagine è l’unica che ho trovato, cercando sulla rete e per totale correttezza preciso che l’ho solo linkata e non “caricata” sul blog “Rumori in Sicilia” (in quanto oggi è molto facile appropriarsi di materiale altrui, ma non è il mio caso, mai) e proviene dal sito “Caduti Polizia” (www.cadutipolizia.it), che sono felice abbiano lasciato traccia, anche una minima, dell’agente NATALE MONDO, di cui adesso doverosamente ma dolorosamente parliamo.
La storia è un’altra di quelle, troppe, così difficili da digerire che è meglio dimenticare e Palermo docet semper in tal senso: proseguendo, nemmeno tanto tardi (24 ore dopo) aver tracciato il dramma di Insalaco, (mi premurerò di dire sempre da adesso in poi IL SINDACO DI PALERMO) la città che divora i suoi figli peggio di Saturno (perché li defeca via una volta “esauriti”) si appresta nella zona Arenella a spegnere per sempre un agente di polizia.
Questi trova, rovinosamente, con il fuoco, la sua “purificazione”: ed è da questa idea agghiacciante, troppe volte vista e sfiorata nemmeno perché difficile da digerire, che prende il titolo; nel clima del sospetto, anticamera del Komhenismo (un po’ come quella che in risposta alle dichiarazioni di Leoluca Orlando Cascio affermava Giovanni Falcone) la morte sembra essere non soltanto l’unica soluzione / via d’uscita per chi non ha più speranza /scampo (considerate queste barre oblique non come una scelta, ma come una via obbligata, nell’uno e nell’altro caso) ma anche l’unico modo per togliere definitivamente la macchia e l’unto che i vivi, i ben pensanti, i professionisti dell’accusa facile e dell’attacco qualunquista, si sono premurati di appioppare.
Ma che c’entra Natale Mondo con questo ? Presto detto scorrendo, con un po’ (veramente po’) di buona volontà una qualsiasi sinossi di cronaca: agente arruolato in Polizia nel ’72, prestando servizio presso il reparto autonomo del Ministero dell’Interno e la Questura di Roma, Siracusa e Trapani (fonte Wikipedia) giovane ragazzo dagli occhi vispi e capace al punto che il vicequestore Ninni Cassarà lo volle al suo fianco nella sua “Squadra”.
Sarà vicino a Ninni fino alla morte, in tutti i sensi, scampando a questa per puro caso riparato in parte da una fioriera e da un lato dell’auto che guidava mentre esplodevano i colpi dei kalashnikov del commando sotto i quali cadevano il vice questore ed l’agente Antiochia.
Quel miracolo sarà la fine di Natale Mondo: per la sola colpa di sopravvivere deve morire lentamente; viene naturalmente accusato di essere un infiltrato, peggio, proprio la famosa talpa (mai più trovata) che informava i sicari, appostati da giorni fuori dalle mura della Mobile, che Cassarà finalmente si decideva a tornare a casa per il pranzo, dopo 6 giorni d’assenza: e dunque di avere consegnato, come parte del commando, i suoi amici ai killer: arrestato e bollato con il peggiore epiteto che si può dare ad un uomo, traditore ed infame.
Ed il tutto si deve alle onorevoli parole di, niente di meno che, un “uomo d’onore”. Il mafioso è adesso la fonte della luce che mette alla berlina l’infame poliziotto, una volta braccio destro di un altro eroe.
E Mondo marcisce in prigione, finchè fortunatamente sono proprio dei colleghi e la vedova Cassarà a battersi per far capire a coloro che corrono ciechi alla caccia di un capo espiatorio e gridano al complotto senza guardare chi e come, che l’agente non è un doppiogiochista; altri dicono di più e forse viene anche, seppur nella totale buona fede, detto troppo: Natale Mondo è anzi un infiltrato che ha provato la sua lealtà camuffandosi da mafioso nelle cosche dell’Arenella per stanare i boss.
E così facendo si aprono le porte della cella per il, coraggioso e scampato alla morte miracolosamente, poliziotto e nello stesso tempo anche quelle del suo destino segnato: un infiltrato che viene pubblicamente esposto, per provare una colpa mai avuta, viene automaticamente condannato a morte, lasciato nelle mani dei mafiosi che vogliono vendicarsi.
Lo fanno lentamente, e il 13 gennaio 88, mentre è ancora caldo il corpo di Peppuccio Insalaco, Natale Mondo muore davanti gli occhi di sua moglie, nel clima di ripresa degli assassini per terrorizzare Palermo e dimostrare che forse si è stappato lo champagne troppo presto all’indomani della conclusione del Maxi Processo.
La morte è nel gelido paradosso l’unica purificazione all’unto del sospetto; viene quasi, con orrore, a pensare che se non vi fosse spargimento di sangue non vi sarebbe un segnale abbastanza forte che rendesse giustizia; invece così il martire ha il suo piccolo posto nella storiaChi ricorda OGGI Natale Mondo ? Chi lo conosceva, e quei pochi che ancora hanno memoria (maledetta, necessaria, odiosa e giusta Memoria!) di storie come queste, di eroi veri, caduti e scomparsi, inglobati da storie che terzi (spesso con ulteriori fini) hanno deciso essere maggiori rispetto ad altre, creando una ridicola cadenza e graduatoria degli eroi che non vogliamo e non dobbiamo permettere esista.
Così come ricordare un eroe, è un dovere ed è spontaneità insieme, lontano da quei RIDICOLI comunicati stampa che “professionisti dell’impegno civile”, seguendo un calendario che sa più di agendina da appuntamenti giornalieri, si premurano di far mandare (nemmeno di mandare) dai loro segretari al mondo dell’informazione: come se fossero loro stessi, gli unici depositari di una memoria (falsata) che altri non vogliono più.
SERGIO RUFFINO